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La storia del tatuaggio

Breve storia del tatuaggio nei secoli. Diamond Tattoo e il suo staff ha fatto una breve escursione nella storia, spinti dalla curiosità e dal desiderio di conoscere di più sul nostro mondo. La storia del tatuaggio è varia e profonda, radicata nella vita dell’uomo sin dagli albori della storia, che sia è evoluta e radicata, partendo dal tatuaggio rituale, a quello medico, fino a quello decorativo odierno.

GLI ALBORI DEL TATUAGGIO

Il tatuaggio accompagna l’uomo praticamente dalla sua comparsa e per chi la considera una pratica tribale, lontana dalla cultura occidentale, ricordiamo che Otzi, l’uomo congelato, trovato sulle alpi svizzere, vissuto pare 5300 anni fa, presenta segni di tatuaggi molto probabilmente a scopo terapeutico poiché si trovano in corrispondenza di ferite e fratture.

E’ ormai risaputo che il tatuaggio era un’ usanza largamente praticata nell’antico Egitto, ne sono testimonianza i tatuaggi ritrovati su molte mummie femminili e diverse pitture funerarie che ritraggono danzatrici che, appunto, sfoggiano tatuaggi.

L’ANTICA ROMA

Per tornare però all’occidente, anche nell’antica Roma si sfoggiavano tatto ed era una pratica a metà strada tra il tollerato e l’illegale. Gli schiavi venivano tatuati e marchiati con le iniziali dei propri padroni, mentre i legionari, influenzati dalle usanze delle popolazioni barbare, erano soliti tatuarsi il nome dell’imperatore ed era proprio queso aspetto del tatuaggio ad essere malvisto e considerato quasi fuorilegge.

Sempre nell’antica Roma, poi la storia del tatuaggio si lega a quella del cristianesimo: i primi cristiani si tatuavano sul viso il pesce o altri simboli religiosi per rimarcare la propria fede; fu poi l’imperatore Costantino a vietarne la pratica, poiché deturpava i volti fatti a somiglianza di Dio.

IL MEDIOEVO

Nel Medioevo il tattoo, che aveva continuato a sopravvivere in clandestinità, venne definitivamente abolito da Papa Adriano nel 787 d.C. durante il Concilio di Nicea. Ma questo proibizionismo non fece certo sparire l’abitudine a tatuarsi, anzi alimentò la pratica dei tatuaggi segreti. E’ interessante notare come i più famosi tatuatori clandestini fossero monaci: i frati marcatori. Questi monaci tatuavano i pellegrini che arrivavano al santuario di Loreto, all’inizio con semplici croci, poi con tatuaggi via via sempre più complessi fino ad arrivare a riprodurre la stessa Madonna del santuario. I monaci marcatori hanno continuato a praticare tatuaggi al santuario di Loreto fino agli anni ’50.

Anche i soldati crociati erano soliti tatuarsi una croce prima di partire per Gerusalemme, perché, in caso di morte e depredazione di tutti i loro averi, fossero comunque riconosciuti come cristiani e sepolti in terra santa.

IL TATUAGGIO SEMPRE PIU’ CLANDESTINO

Di pari passo con il tatuaggio religioso viaggia quello amoroso, infatti le spose erano solite tatuarsi cuori trafitti da frecce, colombe o frasi come simbolo benaugurante, mentre invece la tradizione del tatuaggio del teschio con le tibie incrociate va ricondotta all’abitudine delle vedove di tatuarsi proprio questo simbolo o il nome del defunto o la frase “memento mori” per ricordare l’amato estinto.

IL TATUAGGIO CRIMINALE

Comunque la pratica del tatuaggio in Italia rimane nell’ombra fino alla seconda metà dell’800 quando Lombroso nel suo saggio L’uomo delinquente lo riporta agli onori della cronaca mettendolo in relazione con l’innata propensione al male del delinquente. Pertanto il tatuaggio dalle nostre parti rimarrà sinonimo di persona poco raccomandabile o ex-galeotto fino agli anni ’70, quando sulla scia della cultura hippy e dei primi gruppi motociclisti non torna alla ribalta come puro elemento decorativo. Dobbiamo quindi a Lombroso se i primi tattoo studio sorgeranno in Italia solo negli anni ’70.

LA PAROLA TATTOO

Piccola curiosità: il termine tattoo fu coniato da James Cook che usò alla fine del ‘700 il termine tattow (divenuto poi tattoo appunto) che era la trascrizione della parola onomatopeica tau-tau usata dalle popolazione dell’isola di Tahiti per indicare il tatuaggio, perché il suono ricordava il picchiettare del legno sull’ago usato per bucare la pelle e tatuare il corpo.