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Tebori

Il tatuaggio oggi gira in un mondo frenetico e veloce fatto di social, selfie, storie su instagram, post pubblicati ad orari precisi (guai sgarrare), statistiche e like che mandano in depressione se non sono almeno 1000.

 

Nascosta alla vista però esiste una porticina che nasconde un tipo di tatuaggio antico come il mondo ma che ormai è sconosciuto ai più. Un tatuaggio lento, fatto di rituali, di cura per la preparazione del progetto artistico e del materiale. È il tatuaggio tradizionale a mano che racchiude un’infinità di culture e tradizioni.

 

Io ho scelto quella Giapponese. La sua iconografia particolarmente romantica e brutale allo stesso momento, i contrasti cromatici, l’imponenza delle opere che nella tradizione vogliono “vestire” corpi interi e, non per ultima, la tecnica classica a mano: il tebori.

 

Lavorare a mano vuol dire entrare in una dimensione diversa, pensare ad un’altra velocità, progettare con altri schemi e realizzare con le proprie mani non solo il progetto artistico, ma anche tutto il materiale necessario per la realizzazione.

 

Con il tebori il tatuaggio ha ancora una fortissima componente umana. Dedicare anche due giorni di tempo alla preparazione della bacchetta (magari con legni pregiati), se il tatuaggio è destinato a una persona particolarmente cara o per un tatuaggio particolarmente importante, saldare appositamente gli aghi e la ricerca della seta per la legatura circonda quest’arte di un romanticismo senza tempo.

 

Un altro aspetto particolarmente affascinante è quello tecnico. In un mondo dove ormai la tecnologia ci ha regalato macchinette potentissime, attrezzature precise e comode finalizzate a rendere “facile” il tatuaggio, con il tebori hai solo ed esclusivamente le tue mani. È una tecnica lunga e difficile da imparare, dove ancora è necessario avere un maestro.

 

Ma l’aspetto che amo di più è il rapporto che si instaura con la persona che riceve il tatuaggio (quando si parla di tebori non amo troppo definirli “clienti”). Sarà per il tempo che si dedica, per le chiacchere che si ha tempo di scambiarsi, per l’energia diversa che si trasmette senza l’interferenza di “macchinari”… non lo so… ma si crea sempre un legame umano diverso, si diventa amici.

 

E poi c’è il tatuaggio: la solidità delle linee e del colore, semplice e forte. Non si sa spiegare il perché ma per semplice o piccolo che sia il soggetto ha sempre un sapore antico di cui non ci si può non innamorare.

 


Debora Visco